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Il Mondo come Labirinto – Gustav René Hocke e la Tradizione del Fantastico

Il Dio Danzante

Voci su Gustav René Hocke

Mentre ce ne stavamo seduti al nostro tavolino plastificato del Caffè Nazionale in attesa di un uomo di quel tipo, osservavo un turista tedesco che sul lato opposto della piazza si guardava intorno con in mano un sacchetto per la spesa. Si trattava di un uomo di statura piccola ma robusta, rotondetto e con un viso dal colore vistosamente roseo. Portava un paio di pantaloni di gabardina meticolosamente stirati e un giubbotto da aviatore di un giallo acceso. Lo indicai a Ingeborg, dicendole: Strano, i nostri connazionali si fanno riconoscere all’istante, in tutto il mondo.
L’uomo nel frattempo ci aveva individuati e si diresse verso di noi. Scusate, siete voi i signori Ende? Annuimmo con la testa, con fare scostante.
Strano, disse sorridendo con un aria di leggera sufficienza. I tedeschi si riconoscono all’istante, dovunque. Il mio nome è Hocke